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mercoledì 26 maggio 2010

8° Riunione

Giovedì 20 Maggio alle 18 i partecipanti al Club dei lettori si sono ritrovati per l'ormai consueto appuntamento mensile. E' stato affrontato l'autore Ennio Flaiano e attraverso le tre opere scelte, si è cercato di renderlo a tutti un pò più chiaro perchè non è risultato essere una lettura così immediata come altre. In particolar modo è stato discusso il suo romanzo "Tempo di uccidere" sviscerando le varie tematiche che il testo presenta: sia il suo essere una trasfigurazione simbolica, una memorabile allegoria dell'esperienza coloniale italiana, sia il suo raffigurare il contatto con l'altro (in questo caso gli Africani d'Abissinia), la sua conoscenza, attraverso l'idea della paura del "contagio". E' stato acutamente osservato che questa meditazione sulla paura ricorda vagamente quella del "Deserto dei Tartari" di Dino Buzzati anche se quest'ultimo è tutto meno che un romanzo satirico.
A fine incontro è stato poi presentato un questionario per vedere di organizzare, per l'autunno, una serie d
i letture sugli autori del 900 italiano.

Per la prossima riunione, che si terrà Giovedì 20 Giugno alle 17.30, leggeremo:

"DUE" di Irène Némirovsky, nata a Kiev da famiglia ebraica nel 1903.Figlia di un ricco commericiante ebreo russo di origini francesi, Iréne Némirovsky nella sua pre-adolescenza si appassiona alla letteratura – quella francese, particolarmente – ed inizia a scrivere i suoi primi racconti con una peculiarità catartica, introspettiva e psicoanalitica; ciò che cerca di subliminare attraverso la scrittura è l’odio provato nei confronti della madre che, completamente assorbita dal vivere nel bel mondo, non le ha mai regalato un sorriso o una carezza.Allo scoccare della Rivoluzione Bolscevica del 1917 la scrittrice lascia in fretta e furia, unitamente alla sua famiglia, la sua San Pietroburgo per rifugiarsi in Francia, dove si sistema definitivamente e dove trascorre – fino all’arrivo della II° Guerra Mondiale – i suoi anni più frivoli e spensierati.A Parigi continua ad inmpegnarsi nella sua attività preferita, la scrittura, ed è ancora giovanissima quando Grasset le pubblica il suo primo romanzo, che avrà uno strepitoso successo: David Golder.Nel 1926 sposa Michel Epstein, giovane e capace ingegnere che seguirà fino alla fine il suo avverso destino; da questo matrimonio nasceranno due bambine, Denise e Elisabeth.Negli anni successivi l’antisemitismo inizia a far sentire forte il suo ringhio; Iréne Némirovsky decide così di convertirsi al Cristianesimo e battezza se stessa e le sue due figliole.Ma ciò nonostante la morsa della furia nazista si stringe e non la perdona: Iréne e Michel finiranno entrambi arrestati e successivamente trucidati nei campi di sterminio.Deportata prima a Pithivier e poi ad Auschwitz, dove morì di tifo nel 1942.

"DUE": Narra le vicende di due coppie subito dopo la fine della prima guerra mondiale a Parigi. Il tema di fondo sarà quello di analizzare il rapporto di coppia attraverso una gamma di sfumature sempre diverse, ma sempre uguali, a quelle che ciascuno di noi ha provato e prova nel corso della 'vita a due'. Tutto contribuisce a precisare ai nostri occhi lo svolgimento delle vite dei quattro protagonisti, dal loro primo incontro nella spenzieratezza di una festa, al loro passaggio all'età adulta, con tutto il carico di speranze deluse, amori e dolori che, nel finale del romanzo, si intuisce passeranno, come un testimone ai loro figli.

"MENDEL DEI LIBRI" di Stefan Zweig, nasce a Vienna nel 1881 da una ricca famiglia ebraica. Si laurea in Filosofia nel 1904. Appassionato viaggiatore, ha modo di conoscere numerosi luoghi del mondo e di incontrare alcuni tra i più importanti esponenti della cultura del tempo: Auguste Rodin, Hermann Hesse, James Joyce, Ferruccio Busoni. Zweig diviene famoso come romanziere, traduttore, biografo e librettista. La sua produzione letteraria è ricca e molto varia, anche se in Italia non tutti i suoi libri sono stati tradotti. Nel 1934 Zweig lascia l'Austria per spostarsi in Inghilterra e nel 1940 si trasferisce definitivamente negli USA al pari di tanti altri esuli ebrei. Il 22 febbraio del 1942, a Petrópolis, cittadina a nord di Rio de Janeiro, Stefan Zweig muore suicida assieme alla seconda moglie Lotte Altmann.

"MENDEL DEI LIBRI": Cinquantatré pagine appena, per offrire il ritratto di un personaggio a metà tra genialità, magia e surreale. Jakob Mendel è specializzato in un campo particolare: i libri, di qualsiasi genere, di qualsiasi autore, soprattutto quelli rari e introvabili. Siede al Caffè Gluck, a Vienna, nel periodo immediatamente precedente lo scoppio della Prima Guerra mondiale, senza occuparsi della politica, delle relazioni internazionali o di chi gli sta attorno. E’ sempre immerso nella lettura di qualche libro o catalogo e alza la testa da questi solo se qualcuno gli chiede di trovare un’opera per lui. Sarà il mondo esterno, con il conflitto bellico, a portare scompiglio nella sua vita, sottraendolo alla sua attività e dal suo unico amore.

sabato 24 aprile 2010

7°Riunione

Ieri 23 Aprile 2010 si è tenuta la settima riunione del club. Per chi non lo sapesse ieri era la giornata Mondiale del Libro, proclamata dall'Unesco, il centenario di Flaiano e il duecentenario di Chopin.

Come club abbiamo per tanto pensato di celebrare questi eventi tramite la lettura di alcune pagine del Don Chisciotte e di alcuni sonetti di Shakespeare su fondo musicale di Chopin.

Successivamente c'è stata la discussione dei libri "Matrimonio in provincia" e dell' "Ultimo Libro".

Sul primo si sono avute diverse opinioni dovute probabilmente alle diverse generazioni presenti. In ogni caso tutti sono stati d'accordo sul fatto che per essere un libro scritto da un autrice dell'8oo è molto ma molto moderno.

Sull'ultimo libro i pareri sono stati unanimi: un bel libro, che ti cattura ma che ti lascia perplesso sul finale.


Sul finire è stato proposto "Tu sia per me il coltello" di Grossman, "le piace la musica le piace ballare" di Mary Higgis Clarck e l'autore Flaiano...in particolare:




"La solitudine del satiro"















"Diario degli errori"





"Tempo di uccidere"






Il club ha scelto di leggere per il 20 Maggio Flaiano.

Ennio Flaiano

Nato da Cetteo Flaiano il 5 marzo del 1910, Flaiano passa un'infanzia di viaggi e spostamenti continui: tra Pescara, Camerino, Senigallia, Fermo e Chieti, tra scuole e collegi. Tra il 1921 e il 1922 arriva a Roma, dove termina gli studi, e si iscrive ad architettura. Lo studio universitario non verrà portato a termine.
All'inizio degli anni trenta conosce Mario Pannunzio e altre firme del giornalismo italiano, iniziando a collaborare per le riviste Oggi, Il Mondo e Quadrivio.
Nel 1940 sposa Rosetta Rota, zia del matematico e filosofo Giancarlo Rota. Nel 1942 nasce la figlia Luisa, soprannominata Lelè. All'età di otto mesi inizia a dare i primi segni di una gravissima forma di encefalopatia che le comprometterà tragicamente la vita. Splendide pagine su questo drammatico evento si trovano ne La Valigia delle Indie. Dal 1943 inizia a lavorare per il cinema con Federico Fellini, Alessandro Blasetti, Mario Monicelli, Michelangelo Antonioni e molti altri. Al cinema lo legherà per sempre un rapporto di amore-odio.
Nel 1947 vince il primo Premio Strega con Tempo di uccidere, appassionato romanzo sulla sua esperienza in Etiopia. Tra il 1947 e il 1971 scrive alcune tra le più belle sceneggiature del cinema del dopoguerra.
Nel 1971 viene colpito da un primo infarto. "Tutto dovrà cambiare", scrive tra i suoi appunti. Inizia a rimettere ordine tra le sue carte, per dare alle stampe una versione organica della sua instancabile vena creativa: appunti sparsi su fogli di ogni tipo vengono lentamente catalogati. Ma gran parte di questo corpus di scritti è destinato a essere pubblicato postumo.
Il 5 novembre del 1972 inizia a pubblicare sul Corriere della Sera alcuni brani autobiografici. Il 20 novembre dello stesso anno, mentre è in clinica per alcuni semplici accertamenti, viene colpito da un secondo, ma questa volta fatale, infarto. La figlia Lelè morirà nel 1992. La moglie Rosetta si è spenta alla fine del 2003. La famiglia è riunita nel cimitero di Maccarese, vicino Roma.
nome di Flaiano è legato indissolubilmente a Roma, città amata e odiata. Testimone delle evoluzioni e degli stravolgimenti urbanistici, dei vizi e delle virtù dei cittadini romani, Flaiano ha saputo vivere la Capitale in tutti i suoi aspetti, tra cantieri, locali della "Dolce Vita", strade trafficate. Ne La Solitudine del Satiro Flaiano ha lasciato numerosi passi riguardanti la sua Roma. In particolare va ricordato un lungo articolo (apparso su Il Mondo nel 1957) nel quale viene descritta la nascita del quartiere Talenti, nella zona nord-est di Roma, segno della frenetica crescita urbanistica, che lentamente inghiottiva la campagna circostante. Nella zona limitrofa (il quartiere Montesacro), Ennio Flaiano visse dal 1953 e qui una targa commemorativa (posta dalla Compagnia Teatrale LABit) ricorda il suo passaggio. Sembra quasi confermare il difficile rapporto di Flaiano con Roma il fatto che la tomba dell'autore si trovi a Maccarese (Fregene), zona marittima alle porte della Capitale, dove Flaiano visse diversi anni.
Dal 1969 in suo onore il Teatro Arlecchino diventa Teatro Flaiano, in via S. Stefano del Cacco.

Fine ed ironico moralista – ma anche acre e tragico al tempo stesso – produsse opere narrative e varie prose tutte percorse da un'originale vena satirica ed un vivo senso del grottesco, attraverso cui vengono stigmatizzati gli aspetti paradossali della realtà contemporanea. Introdusse nella lingua italiana la nota espressione "saltare sul carro del vincitore", così come molti altri aforismi.
Fu il primo vincitore del Premio Strega, nel 1947, con il suo più famoso scritto, Tempo di uccidere

martedì 16 marzo 2010

6° Riunione

La sesta riuonione del club si è avuta Venerdì 12 Marzo....ad essa, con nostro immenso piacere, ha partecipato molta gente (segno che il nostro lavoro è apprezzato) e questo ha dato origine ad una piacevolissima discussione, anche perchè dopo circa 3 anni di club stanno nascendo anche dei bellissimi rapporti di amicizia che vanno al di là della passione della lettura.Inizialmente si è dibattuto sul libro "Le braci" proprosto da una delle nostre partecipanti.Il libro ha scatenato un dibattito molto accesso visto che la storia narrata è priva di "certezze", ovvero lascia moltissimo all'interpretazione del lettore...e così ognuno dei 12 partecipati del club si è creato una sua chiave di lettura discordante, ovviamente, con quella di tutti gli altri.Se l'intento dell'autore era questo, con noi ci è riuscito benissimo!Successivamente si è dibattuto sul libro "Acciaio". Le vicende in esso narrate hanno dato origine a pareri e impressioni molto animate...dovute per lo più alle differenti generazioni a cui appartengono i soci del nostro club...alcuni si sono ritrovati pienamente nei personaggi di Anna e Francesca, altri sono rimasti scandalizzati dal tipo di vita che queste due adolescenti conducono!Per la prossima riunione, che si terrà il 23 Aprile, si è deciso di leggere "L'ultimo libro" di Zoran ZivKovic e "Matrimonio in provincia" di Marchesa Colombi

Marchesa Colombi

Maria Antonietta Torriani nacque a Novara il primo gennaio 1840 e lo stesso giorno fu battezzata in Duomo. Era la secondogenita della famiglia: il padre, Luigi, era orologiaio e la madre, Carolina Imperatori, «addetta alla casa »; la sorella, Giuseppina, era nata nel 1837. La famiglia Torriani risiedeva, con la nonna paterna e le sue tre figlie, sorelle di Luigi, in un appartamento di proprietà, sotto il portico delle Canobbiane, in piazza delle Erbe al numero civico 104. Qualche anno più tardi, nel 1847, dopo che, morto il padre, la madre si risposò con il già maturo chimico Martino Moschini, la nuova famiglia si trasferì in casa di quest'ultimo sempre in piazza delle Erbe al numero 101. Nello stesso anno nacque il fratellastro Tommaso. Dopo aver compiuto i primi studi alle scuole Canobbiane Maria Antonietta frequentò a Novara il «Civico Istituto Bellini d'Arti e Mestieri», come allieva esterna almeno dal 1850 al 1853, anno in cui morì la madre. Nel 1865 morì anche Martino Moschini. Il periodo immediatamente successivo è piuttosto oscuro~ per la mancanza di documenti: forse la Torriani passò qualche tempo in collegio. Alla fine degli anni sessanta comunque si trasferì a Milano dove cominciò a collaborare con alcune riviste e dove strinse amicizia con Annamaria Mozzoni; con lei collaborò come insegnante e conferenziera nell'opera di sensibilizzazione per l'emancipazione della donna. Fu amica di Carducci che le dedicò Autunno romantico (in Rime nuove). Nel 1875 sposò Eugenio Torelli Viollier, fondatore del «Corriere della Sera». Collaborò, f1rmandosi dal 1877 con lo pseudonimo Marchesa Colombi (tratto da una commedia di Paolo Ferrari), a giornali e riviste, come critico, esperta di moda e buone maniere, opinionista e fu prolifica scrittrice di racconti e romanzi anche per l'infanzia. Si separò dal marito dopo alcuni anni di matrimonio. Continuò la propria attività di scrittrice di successo: alcune sue opere vennero tradotte in vari paesi. Ambientò diversi romanzi e racconti a Novara e nel territorio novarese. Si trasferì a Torino e dopo il 1900 si appartò dagli ambienti mondani e letterari. In questa città si spense nel 1920. È sepolta a Cumiana (To).