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lunedì 14 febbraio 2011

6^ RIUNIONE 2011

Il giorno 11 febbraio 2011 alle ore 18,00 si è tenuta presso la Biblioteca civica la riunione mensile del Club dei lettori, in questa occasione si è svolto un vivace dibattito sul libro “Canne al vento “ di Grazia Deledda.
I lettori hanno individuato il carattere veristico della storia in cui tradizione ed umanità si uniscono, è emerso inoltre il forte legame tra personaggi e territorio che si deduce dalle minuziose descrizioni della terra sarda arsa dal sole e sferzata dal vento.
E’ infatti il vento l’elemento conduttore dell’intera vicenda: tutti i personaggi si fanno trasportare dal vento che si rivelerà poi essere la sorte, il destino a cui ognuno si deve inevitabilmente piegare.
Il messaggio del libro bene si evince da questo scambio di battute tra Efix ed Ester.
Ester:”Perché la sorte ci punisce così come punirebbe le canne?”
Efix:”Sì, siamo esattamente come le canne al vento. Noi siamo le canne e la sorte il vento.”
Ester:”Sì, va bene, ma perché questa sorte?”
Efix:” E Perché il vento? Solo Dio lo sa”
Al termine del dibattito sono state presentate dai lettori le proposte per l’incontro che si svolgerà l’undici marzo 2011 alle ore 18,00, le proposte sono state Daria Bignardi “Non siamo rimasti orfani”, Beth Hoffman ”Lezioni di volo per principianti” e Peter Cameron “Un giorno questo dolore ti sarà utile”.
A maggioranza di voti è stato scelto per il prossimo incontro Peter Cameron “Un giorno questo dolore ti sarà utile”.

Biografia di Peter Cameron

Cameron ha vissuto in Pompton Plains, New Jersey e a Londra. Si è laureato all'Hamilton College di New York nel 1982 in letteratura inglese. Ha venduto il suo primo racconto al The New Yorker nel 1983 dove ha successivamente pubblicate numerose altre storie. Il suo primo romanzo è stato una raccolta di racconti, da titolo One Way or Another, pubblicato da Harper & Row nel 1986. Il suo secondo romanzo The Weekend, è stato pubblicato nel 1994 da Farrar, Straus & Giroux, che ha anche pubblicato Andorra, nel 1997 e The City of Your Final Destination, (in italiano: Quella sera dorata) nel 2002.Vive attualmente a New York.

"Un giorno questo dolore ti sarà utile"

Ci sono parole che non vengono dette, alcune sono appena accennate, altre semplicemente pensate, frasi che non vengono rivelate neppure del tutto a se stessi. Ci sono spazi vuoti che vanno riempiti, spazi dove si accumulano troppi concetti e troppe emozioni che sembra difficile persino respirare. E’ questo il caso di James il diciottenne newyorkese protagonista del libro “Un giorno questo dolore ti sarà utile” di Peter Cameron.
Il ragazzo, di indole solitario, riesce a parlare solo con la nonna, che sembra essere l’unica persona sulla faccia della terra a comprenderlo, nonostante la differenza di età e lo stile di vita così lontano dal suo. James è considerato da tutti un disturbato, anche dalla mamma che lo spedisce da una psichiatra che cerca di fargli affrontare verità taciute, per scoprire il fondo della verità. Forse tutti considerano il ragazzo “disadattato” per i suoi silenzi dati come risposte e per il suo apparente distacco da ogni cosa, ma oltre il parere comune della gente c’è qualcosa di oscuro che si cela all’evidenza.....

mercoledì 19 gennaio 2011

5^ Riunione 2011

Il 14 Gennaio 2011 alle ore 18 si è tenuto, presso la Biblioteca civica, il consueto incontro mensile del Club dei Lettori. In questo 5° incontro si è discusso sul libro “Il muro invisibile” di Harry Bernstein.
Ha particolarmente colpito, anche se ciascun lettore per motivi diversi, la questione ebraica affrontata nell’opera. Qualcuno è stato piacevolmente incuriosito dagli aspetti della tradizione del popolo ebraico che emergono durante la narrazione; altri sono stati colpiti dall’incongruenza del padre del piccolo protagonista che, pur essendo ebro, non si comporta poi nei fatti conformemente alla sua religione; altri ancora hanno evidenziato la particolarità della situazione che viene descritta e con cui, nessuno di loro, si era mai confrontato e cioè il problema del sabato, giorno sacro in cui gli ebrei non potendo far nulla, hanno dei cattolici al loro servizio. Nel complesso il testo è piaciuto molto perché descrive i fatti con realismo senza essere troppo cruento e per lo stile, perché riesce a proiettarci dentro la storia.
La prossima riunione si terrà venerdì 11 febbraio alle ore 18 e poichè sarà la 3^ tappa del nostro Giro d'Italia con gli autori del Novecento, si leggerà "Canne al vento" di Grazia Deledda.

Biografia di Grazia Deledda


Grazia Deledda nasce a Nuoro nel 1871 e muore a Roma nel 1936.Frequenta solo le scuole elementari, ma il fatto d’esser nata in una famiglia benestante -suo padre, piccolo proprietario terriero con diploma di procuratore, si dilettava di poesia in dialetto, dando vita a dibattiti letterari - le consente il privilegio d’un istruttore che la indirizza verso lo studio dell’italiano e del francese. A causa della propria educazione irregolare e d’una giovanile propensione per la letteratura d’appendice - Sue, Dumas, Invernizio: quella insomma cui Gramsci riconoscerà una sua funzione positiva - avrà fra i critici non pochi detrattori(trovando invece, tra gli scrittori, il sostegno di Giovanni Verga e di Luigi Capuana). Debutta presto come narratrice con dei racconti, apparsi sulla rivista "L'ultima moda"; “Nell'azzurro”, edito da Trevisani nel 1890, può considerarsi la sua opera d'esordio. A 21 anni pubblica il suo primo romanzo, “Fior di Sardegna” (1892), seguito da “Anime oneste” del 1895. Nel 1900 diventa moglie di un funzionario ministeriale, Palmiro Madesani, e si trasferisce a Roma, dove soggiornerà per il resto della vita; nello stesso anno, sulla “Nuova Antologia”, compare uno dei suoi romanzi più apprezzati, “Elias Portolu” (in volume nel 1903), storia dell’amore di un ex-detenuto per la cognata. E’ del 1904 “Cenere” (da cui sarà tratto un film, interpretato da Eleonora Duse), in cui viene affrontato il tema di un rapporto filiale. Nel 1913 esce il capolavoro “Canne al vento”, al centro del quale è la fragilità dell'individuo travolto da un destino cieco e crudele; dopo il potente “Marianna Sirca” (1915), è la volta de “La madre” (1920), ove a venirscandagliata impietosamente è la relazione fra un sacerdote e sua madre. Per il teatro, scrive “L'edera” (1912), in collaborazione con C. Antona Traversi, e “La grazia” (1921), in collaborazione con C. Guastalla e V. Michetti. Nel 1926 ottiene, seconda donna nella cronologia del premio, il Nobel per la letteratura: lo ritira - come riferisce Maria Giacobbe, sulla scorta della stampa svedese dell’epoca - senza l’ombra d’un sorriso. Il suo romanzo autobiografico, “Cosima”, esce nel 1937, un anno dopo la sua morte. Carattere chiuso, schivo, la Deledda è creatrice di un universo letterario che si colloca fra il verismo verghiano e il decadentismo di Gabriele D’Annunzio con tratti, comunque, assolutamente personali: se influenze si vogliono individuare, allora bisogna cercarle fra le pagine dei romanzieri russi dell’Ottocento, a cominciare da Lev Tolstoj. Nell’opera della Deledda, predominano i sentimenti primigeni dell'amore e del dolore; i suoi personaggi, irrequieti e sovente tormentati da conflitti interiori, sono sostenuti da una profonda convinzione religiosa e si muovono sullo sfondo dell’austero, arcaico paesaggio sardo.