Nato da Cetteo Flaiano il 5 marzo del 1910, Flaiano passa un'infanzia di viaggi e spostamenti continui: tra
Pescara,
Camerino,
Senigallia,
Fermo e
Chieti, tra scuole e collegi. Tra il 1921 e il 1922 arriva a Roma, dove termina gli studi, e si iscrive ad architettura. Lo studio universitario non verrà portato a termine.
All'inizio degli anni trenta conosce
Mario Pannunzio e altre firme del giornalismo italiano, iniziando a collaborare per le riviste
Oggi,
Il Mondo e
Quadrivio.
Nel
1940 sposa Rosetta Rota, zia del
matematico e
filosofo Giancarlo Rota. Nel
1942 nasce la figlia Luisa, soprannominata Lelè. All'età di otto mesi inizia a dare i primi segni di una gravissima forma di
encefalopatia che le comprometterà tragicamente la vita. Splendide pagine su questo drammatico evento si trovano ne
La Valigia delle Indie. Dal
1943 inizia a lavorare per il cinema con
Federico Fellini,
Alessandro Blasetti,
Mario Monicelli,
Michelangelo Antonioni e molti altri. Al cinema lo legherà per sempre un rapporto di amore-odio.
Nel
1947 vince il primo
Premio Strega con
Tempo di uccidere, appassionato romanzo sulla sua esperienza in Etiopia. Tra il
1947 e il
1971 scrive alcune tra le più belle sceneggiature del cinema del dopoguerra.
Nel 1971 viene colpito da un primo infarto. "Tutto dovrà cambiare", scrive tra i suoi appunti. Inizia a rimettere ordine tra le sue carte, per dare alle stampe una versione organica della sua instancabile vena creativa: appunti sparsi su fogli di ogni tipo vengono lentamente catalogati. Ma gran parte di questo corpus di scritti è destinato a essere pubblicato postumo.
Il 5 novembre del
1972 inizia a pubblicare sul
Corriere della Sera alcuni brani autobiografici. Il 20 novembre dello stesso anno, mentre è in clinica per alcuni semplici accertamenti, viene colpito da un secondo, ma questa volta fatale, infarto. La figlia Lelè morirà nel
1992. La moglie Rosetta si è spenta alla fine del
2003. La famiglia è riunita nel cimitero di
Maccarese, vicino Roma.
nome di Flaiano è legato indissolubilmente a
Roma, città amata e odiata. Testimone delle evoluzioni e degli stravolgimenti urbanistici, dei vizi e delle virtù dei cittadini romani, Flaiano ha saputo vivere la Capitale in tutti i suoi aspetti, tra cantieri, locali della "Dolce Vita", strade trafficate. Ne
La Solitudine del Satiro Flaiano ha lasciato numerosi passi riguardanti la sua Roma. In particolare va ricordato un lungo articolo (apparso su
Il Mondo nel
1957) nel quale viene descritta la nascita del
quartiere Talenti, nella zona nord-est di Roma, segno della frenetica crescita urbanistica, che lentamente inghiottiva la campagna circostante. Nella zona limitrofa (il quartiere
Montesacro), Ennio Flaiano visse dal
1953 e qui una targa commemorativa (posta dalla Compagnia Teatrale
LABit) ricorda il suo passaggio. Sembra quasi confermare il difficile rapporto di Flaiano con Roma il fatto che la tomba dell'autore si trovi a
Maccarese (
Fregene), zona marittima alle porte della Capitale, dove Flaiano visse diversi anni.
Dal
1969 in suo onore il Teatro Arlecchino diventa
Teatro Flaiano, in via S. Stefano del Cacco.
Fine ed ironico moralista – ma anche acre e tragico al tempo stesso – produsse opere narrative e varie prose tutte percorse da un'originale vena
satirica ed un vivo senso del
grottesco, attraverso cui vengono stigmatizzati gli aspetti paradossali della realtà contemporanea. Introdusse nella lingua italiana la nota espressione "saltare sul carro del vincitore", così come molti altri aforismi.
Fu il primo vincitore del
Premio Strega, nel
1947, con il suo più famoso scritto,
Tempo di uccidere